Produzioni estere nella TV commerciale italiana, i perché del successo

  03 Set 2020

E’ ormai risaputo quanto siano facilmente reperibili molti successi cinematografici stranieri, magari tramite piattaforme di streaming online quali Netflix: tecnicamente è vero, i cataloghi virtuali si espandono mese dopo mese e le strategie di marketing vertono sempre più verso l’acquisizione di contenuti localizzati geograficamente (resi così disponibili internazionalmente) e fortemente caratterizzati dal corpus culturale dei paesi di provenienza (basti pensare a Dark, che omaggia non solo la filosofia europea, ma anche la cultura pop tedesca degli ultimi decenni). Dunque, decidiamo di sottoscrivere un account dall’Italia, entriamo nel catalogo e selezioniamo un prodotto alternativo, magari un film di Bollywood: la curiosità prende il sopravvento e magari, scegliamo di seguire i sottotitoli senza optare per l’audio nella lingua che meglio conosciamo. Tuttavia, anche in TV spopolano serie straniere ed il fenomeno risale più o meno agli anni ’80, periodo in cui la privatizzazione di molti canali televisivi e l’ampliamento della programmazione hanno richiesto l’aumento di contenuti trasmissibili, preferibilmente a costo contenuto. È così che sono subentrati nel palinsesto cartoni animati giapponesi (puntualmente censurati), telenovelas e soap opera generalmente latine o spagnole. Da qualche anno, Mediaset ha anche acquistato i diritti di molteplici serie tv turche, le quali hanno subito ottenuto il favore del pubblico medio italiano. Anche qui, la curiosità prende il sopravvento, ma non può essere l’unico fattore chiamato in causa. Il desiderio di sapere e conoscere, concretizzato nella ricercata immersione in determinati prodotti, diversi dagli usuali, implica certamente apertura mentale e voglia di mettersi in gioco, ma anche un grado di empatia tale da riuscire ad immedesimarsi in personaggi con background di sovente diametralmente opposti ai propri. Indipendentemente dalla caratura dei contenuti stranieri, la risposta dei diretti interessati alla domanda su quale fosse la motivazione sottostante alla scelta è stata più o meno la stessa: voglia di immergersi in una cultura diversa, soprattutto nell’impossibilità di una vera e propria full immersion (basti pensare alle restrizioni causate dal COVID) unitamente all’apprezzamento di determinati aspetti estetici di una specifica scelta filmica, inusuale nei prodotti mainstream, come ad esempio fotografia dai colori sgargianti, cast in abiti tradizionali, ecc.  Inoltre, come segnalato dalla scrittrice Vera Blasi, in molti film stranieri c’è una rappresentazione diversa delle sfumature dell’animo umano: molte serie dal budget ridotto, ad esempio, non potendo contare su particolari espedienti tecnici, si affidano totalmente all’espressività degli attori, stimolando l’immedesimazione dello spettatore nelle vicende, per quanto differente possa essere il linguaggio parlato dai personaggi. In sostanza, qualsiasi sia il contenuto scelto, entrerebbe in causa la voglia di evadere e di guardare il mondo da altri occhi.  Ma la TV italiana continuerà a reggere il passo delle piattaforme di streaming?

Noemi Mezzone

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